II Domenica d’Avvento – 6 dicembre

Chiamati a raddrizzare i suoi sentieri, dare orientamento e vigore all’attesa. Una figura quella di Giovanni il Battista affascinante e insieme fortemente provocatoria. L’essenzialità rappresentata in una persona o meglio nella figura di una persona. Un’essenzialità che ci può apparire follia, oppure di una radicalità impraticabile. Eppure nascosto in quel suo nutrirsi di cavallette e miele selvatico c’è un messaggio per tutti noi. Come aprire delle strade? Come raddrizzare i suoi sentieri? Nella essenzialità di Giovanni sta la via, nello scoprire ciò che ci tiene semplicemente in vita sta la via della conoscenza. Facciamoci guidare da Giovanni lui sa dove il nostro cuore desidera arrivare.


Il Gobbo
Dalla solita sponda del mattino

io mi guadagno palmo a palmo il giorno:
il giorno dalle acque così grigie,
dall’espressione assente.
Il giorno io lo guadagno con fatica
tra le due sponde che non si risolvono,
insoluta io stessa per la vita
… e nessuno m’aiuta.
Ma viene a volte un gobbo sfaccendato,
un simbolo presagio d’allegrezza
che ha il dono di una strana profezia.
E perché vada incontro alla promessa
lui mi traghetta sulle proprie spalle.
 

Alda Merini

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 1,1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».


II   AVVENTO   –  VEGLIARE

Il brano del Vangelo di Marco (il Vangelo che ci accompagnerà nel corso di tutto quest’anno), che la liturgia della I domenica di Avvento ci offre, costituisce un pressante invito a vegliare. Il termine ritorna infatti 4 volte in 5 versetti.

1. Consolate! Parlate al cuore di Gerusalemme. Raddrizzate le strade, appianate i monti, i colli. Ogni uomo vedrà la gloria del Signore. Tu che rechi liete notizie… Dio viene con potenza… Gloria, esultanza, potenza…

2. Ma dov’è questo Dio potente? “Noi siamo più spesso a terra che in piedi” (Mazzolari).

3. Di fatto chi arriva? Uno detto il Battista. Un grande asceta che mangia locuste e miele selvatico nel deserto… E poi un tale Gesù. Uno che ha detto delle buone cose e ha anche fatto delle buone cose, certamente, ma poi ha fallito clamorosamente, è finito crocifisso insieme a due delinquenti, fuori dalla porta della città.

4. Dov’è questo Dio potente? E’ con l’annuncio di questi arrivi che dobbiamo consolare?

5. Sì. Perché qui sta la rivelazione della vera gloria del Signore per ogni uomo, cioè la rivelazione del progetto di amore di Dio sulla storia. Esattamente nessuna manifestazione di potenza. Al limite anche il fallimento. Se dietro c’è un amore fino alla sua pienezza.

6. In linea di principio nessun cammino ascetico o mortificazione o penitenza attraverso cui salvarsi. Nessuna obbedienza scrupolosa a prescrizioni morali. Questo poteva essere il cammino del Battista, il suo battesimo nell’acqua. Ma non è con le penitenze, né con i comandamenti, né con i dogmi che possiamo consolare, parlare al cuore di Gerusalemme.

6. Tutt’altro il cammino di Gesù e tutt’altro il suo battesimo. Sempre nell’acqua di fatto. Ma un’acqua diversa. E’ quella su cui si era librato lo Spirito di vita fin dagli inizi della creazione come racconta Genesi 1, 2. E’ l’acqua che salva dalla morte il popolo di Israele nel deserto (Es 17, 1-7). E’ l’acqua viva che sgorga da Gesù (Gv 7, 37), quella di cui egli dice: “L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4, 14). E’ l’acqua che insieme al sangue dice appunto la Vita che esce dal costato trafitto di Gesù sulla croce accettata per amare fino alla fine (Gv 19, 34). Nello Spirito appunto. Cioè un’immersione nell’amore. Soltanto amore.

7. Possiamo consolare perché questo annuncio è consolante, in quanto ci mette davanti l’Uomo per definizione e ci chiede di relazionarci, come amico ad amico, con lui, di immergerci in lui e così diventare sempre più donne e uomini veri. Nulla è più autenticamente consolante di ciò che mi fa crescere nell’essere uomo. Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Figlio unigenito a farsi uomo perché, fin da ora, avessimo la vita, e l’avessimo in abbondanza.

8. Da parte nostra facendo che cosa? Imitandolo. Lui è diventato uomo: è questo che ci accingiamo a celebrare. A noi di fare il medesimo cammino ad immagine di lui e con la forza che ci viene dal suo amore. Quindi:

9. “Fa’ come Dio: diventa uomo!”

Gian Giacomo Rotelli sj


Sieger Koder, Giovanni Battista

COMMENTO

Sieger Koder, sacerdote e pittore vissuto in Germania, è morto novantenne nel 2015. Durante la seconda guerra mondiale fu chiamato a combattere e subì la prigionia, evento che, insieme all’Olocausto, lo segnò moltissimo. Tornato, frequentò l’Accademia d’Arte e, dopo 12 anni di insegnamento e produzione artistica, si preparò al sacerdozio e venne ordinato nel 1971.

La sua è una pittura simbolica, che non vuole descrivere oggettivamente gli eventi, ma che allude,  che porta ad interpretare invitando ad entrare nella situazione attraverso il dipinto. Il suo può essere definito un simbolismo esistenziale; egli infatti coglie l’essenza dell’animo umano e ritrae i personaggi in situazioni di particolare intensità, a volte anche di dolore, raffigurandoli con tratti che ne modificano il volto, segnato con tratto marcato che li rende quasi una caricatura, per cui spesso il volto assume un’espressione un po’ innaturale, sia quando esprime sofferenza sia quando esprime dolcezza.

In questo dipinto Koder ci presenta un Giovanni Battista dall’atteggiamento deciso, che nell’atto di battezzare indica il percorso da compiere dopo essere rinati a nuova vita, e con le sue braccia collega la terra al cielo. Egli stesso è immerso nell’acqua, non la asperge da lontano, si lascia lui stesso bagnare da quell’acqua che richiama a ciascun battezzato l’acqua della placenta, l’acqua che accompagna ogni nascita.

Lì, in quell’elemento indispensabile ad ogni forma di vita, è riassunta l’acqua della Creazione attraverso cui Dio diede inizio alla vita sulla terra, è l’acqua del Diluvio, che segna la fine del peccato e l’inizio della ri-nascita ad una vita autentica che riparte dall’essenziale. E’ l’acqua dell’Esodo, che ha aiutato il popolo ebraico ad uscire dalla schiavitù, è l’acqua a cui si abbevera la cerva anelandola quando si trova in terra deserta e arida. Ecco allora il suo indice puntare verso la luce, verso il sorgere del sole che allenta le tenebre, verso un nuovo giorno… ogni nuovo giorno che ci è dato di vivere quando scegliamo di ascoltare la voce che grida nel deserto.

Maria Grazia Prandino


Proposte di visione per il 6 dicembre 2020,
seconda domenica di avvento

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera (2013)

“Primavera estate autunno inverno… e ancora primavera” (105 minuti) è un film del 2003, girato dal regista coreano Kim Ki-Duk. E’ la storia di un monaco buddista e del suo allievo, che vivono in una piccola isola su un lago incantato, raccontata seguendo il ritmo delle stagioni citate nel titolo; a ciascuna stagione corrisponde un età dell’allievo e un episodio saliente, ogni dieci anni, in un ciclo naturale che si ripete. Dall’infanzia, in cui il bambino apprende gli insegnamenti del maestro ma allo stesso tempo asseconda i propri primitivi istinti di violenza all’età adulta in cui l’allievo sperimenta il desiderio e il dolore ma provoca anche il male fino a un ritorno a casa, difficile ma necessario. Il film è un apologo morale che, come dice lo stesso regista, “non parla di buddismo, o in senso più ampio di religione, parla della vita prendendo in prestito alcuni elementi della religione buddhista”. Parla di un percorso esistenziale e spirituale, nel quale l’allievo, a partire dagli insegnamenti teorici del maestro, sperimenta il mondo e il male che alberga dentro di sé per poi cercare e trovare una via di riscatto, di espiazione, di crescita.

Centrale nel film è la presenza dell’acqua: il piccolo monastero è circondato dall’acqua, acqua che scende dal cielo in varie forme, acqua nel quale e sulla quale i personaggi vivono immersi o sostenuti sulla sua superficie. L’acqua, nel film, sembra un elemento cardine, è la coscienza in cui l’allievo può rispecchiarsi, è la natura alla quale siamo connessi profondamente, che ci benedice e ci purifica, è l’occasione di un riscatto, ma può rappresentare, talora, anche la tentazione di isolamento e di fuga dal resto del mondo.

La visione del film può introdurci a riflettere sulla presenza del male, ineluttabile e ineludibile, fuori e dentro di noi, ma anche sulla possibilità di una vita nuova, che nasce dall’acqua, che matura – spesso dolorosamente, come un parto, mai in modo definitivo – nel cuore dell’uomo, e che si concretizza non in un misticismo solitario (come può apparire dall’ambientazione eremitica) ma dalle relazioni: la relazione col maestro, importante senza essere esaustiva, e le relazioni con le persone che il protagonista incontra nella sua vita, relazioni di desiderio, a volte di dipendenza, di violenza, di ruolo, di gerarchia, ma anche di amore e infine di servizio.

“Nel battesimo, noi scendiamo nelle profondità dell’inconscio, negli abissi della nostra anima, nel regno delle ombre, (…) e proprio mentre noi scendiamo nella nostra personale oscurità, sopra di noi si aprono i cieli. (…) il cielo aperto ci rivela l’orizzonte in cui viviamo come cristiani: è l’orizzonte aperto di Dio. La nostra anima partecipa dell’ampiezza del cielo, dello splendore del cielo stellato, dello sfarzo dei colori del cielo estivo e della tenue luce del cielo autunnale. Noi non dovremmo stimarci troppo poco: sopra di noi si apre il cielo e la nostra vita arriva fino a Dio” Anselm Grün.

Il film è visibile gratuitamente su youtube.


Flow, 2009

Il secondo titolo che proponiamo è un documentario di Irena Salina, FLOW (For Love Of Water, in italiano: ‘Per Amore dell’Acqua’; durata: 90 minuti). Questo film ci permette di aprire un percorso laterale rispetto alla lettura del Vangelo di oggi, a partire dall’acqua con la quale Giovanni battezza i credenti sulle rive del Giordano. 

Come ci ricorda l’esergo di W.H. Auden all’inizio del documentario: molti hanno vissuto senza amore, nessuno senza acqua: in essa ha avuto origine la vita, senza di essa la vita non può esistere. E non può esistere nemmeno la Cultura. Le grandi civiltà sono nate e si sono sviluppate a fianco ai grandi fiumi: il Nilo, il Gange, il Fiume Giallo, il Tevere, il Tamigi, il Reno, il Danubio, il Don, la Senna, eccetera.  

Acqua, “mezzo” del battesimo, segno e simbolo del Sacro, sostanza della vita. 

Il documentario di Irena Salina,  dedicato con passione a questo elemento, racconta come negli ultimi anni l’acqua sia diventata l’ennesima occasione di speculazione economica e finanziaria internazionale,  ancorché elemento vitale sottoposto a un diffuso inquinamento da parte delle industrie, a una pericolosa contaminazione che la rende pericolosa per le popolazioni più povere, a un folle spreco. 

Il film è un invito a imparare l’amore per l’acqua ed è un discorso ecologico che assume subito connotazioni politiche. Come insegna Papa Francesco nella sua seconda enciclica,  Laudato si’, tutti i temi ambientali, e la questione dell’acqua per prima, presentano evidenti aspetti di giustizia sociale. 

Il documentario di Irena Salina è del 2008. In quel periodo, su scala planetaria, il tema della privatizzazione dell’acqua era molto discusso. Emergevano in quegli anni i danni di una globalizzazione finanziaria che investiva perfino un bene primario come l’acqua. Una questione che riguardò anche l’Italia con il referendum del 2011. La crisi dell’acqua potabile, risorsa ancora difficile da reperire per milioni di persone, purtroppo è sempre attuale e ciò rende la visione di questo documentario oggi ancora valida. 

Il battesimo è la porta d’ingresso alla dimensione dello Spirito. Una consapevolezza spirituale oggi si deve sviluppare insieme con una consapevolezza dell’ambiente e con la conoscenza di uno degli elementi naturali e sacri più importanti e vitali: l’acqua.  Il film è visibile su youtube in versione sottotitolata e gratuitamente suddiviso in 8 parti. Una volta iniziato, le parti successive si riproducono automaticamente.